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 ARTICOLI
DI FONDO
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| INDICE |
| IL PASSAGGIO DELLE CONSEGNE PER IL TRIENNIO 2009-2011 |
| LA PRIMA PAROLA DA
EX |
| Una proposta (non
troppo) modesta |
| SIAMO SULLA BUONA
STRADA |
| AGROMETEOROLOGI: DOVE
TROVARNE? |
| SIAMO STATI BENE IN
MONTAGNA |
| QUEST’ ANNO
SI VA IN MONTAGNA |
| Un buon anno, un anno
migliore |
| Lettera ai Presidi
delle Facoltà di Agraria |
| L' anno del Clima |
| Calabria felix |
| Pochi anni fa |
| Una grave perdita |
| Dicembre 2006 - Dal
N° 2 2006 della Rivista Italiana di Agrometeorologia-
Presentazione del nuovo Direttore Scientifico |
| Settembre 2006 - AUMENTANO
LE RICERCHE ITALIANE PUBBLICATE SU AGRICULTURAL
AND FOREST METEOROLOGY (AFM) |
| Giugno 2006 - CARISSIMI AIAMICI....
Messaggio del nuovo presidente AIAM Vittorio Marletto |
| Dicembre 2005 - MESSAGGIO
DI AUGURI DEL PRESIDENTE |
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| IL PASSAGGIO DELLE CONSEGNE PER IL TRIENNIO 2009-2011 |
Il mio primo articolo di fondo da neo-Presidente dell’AIAM inizia doverosamente con i saluti a tutti gli associati e con i ringraziamenti per il lavoro svolto dal mio predecessore Vittorio Marletto e da tutte le persone che attivamente hanno portato avanti la causa della nostra Associazione e della Rivista “Italian Journal of Agrometeorology”.
A seguito del pregevolissimo Convegno di Sassari e dell’Assemblea dei soci, è emersa una nuova configurazione dell’Associazione, sia in termini di cariche sociali sia di struttura organizzativa. Come ogni cambiamento, anche quello venutosi a creare richiede naturalmente un certo tempo di adattamento e di rodaggio, ma mi piace evidenziare come si siano manifestati elementi assolutamente positivi che dimostrano la vitalità dell’Associazione e la sua capacità di rinnovamento. L’ingresso di nuovi rappresentanti nel Consiglio direttivo, l’interesse e la partecipazione di persone che hanno rivestito incarichi importanti in passato, e che ancora si sono detti disponibili ad agire pur senza rivestire una carica, sono elementi che possono solo favorire lo sviluppo di nuove attività, idee e momenti di confronto. La nostra è da sempre un’Associazione in cui la carica sociale non porta né potere né fama né soldi, ma solo la soddisfazione di fare qualcosa di buono, di interessante, di utile e, perché no, di divertente. La voglia è quindi la molla principale cha fa girare gli ingranaggi. Ben venga allora la partecipazione di persone motivate che, oltre ad aver voglia di parlare ed esprimere idee, abbiano anche una concreta voglia di fare. I fattori limitanti come al solito sono tempo e denaro.
Le modifiche nell’assetto organizzativo ed operativo si sono rese necessarie a seguito delle esigenze espresse dall’amico Andrea Cicogna per la parte di segreteria e di Luigi Mariani per la parte di tesoreria. A loro va un ringraziamento particolare per la bravura, la competenza e lo spirito di abnegazione che li ha spinti a fare un lavoro spesso oscuro, ma vitale per l’AIAM. Come Vittorio ha suggerito nel corso dell’Assemblea di Sassari, queste due strutture sono state quindi trasferite a Torino, riunendole logisticamente alla presidenza ed assegnandole ad uno staff di giovani che già lavorano a stretto contatto con il Sottoscritto. Il passaggio di consegne e competenze è già stato effettuato, fortunatamente però con la garanzia da parte dei “dimissionari” di fornire sempre un adeguato supporto nella fase di transizione
Vorrei chiudere con un invito.
Nella sua ultima nota il Presidente uscente evidenziava come l’AIAM fosse viva, mi rivolgo quindi a tutti gli associati esortandoli a mantenerla tale e, se possibile, a renderla ancora più vivace, attraverso proposte, idee ed iniziative nuove, contributi scritti ed anche critiche (meglio se costruttive…), materiale da pubblicare o condividere ed altro ancora.
L’associazione non è fatta solo da un Presidente e da un Consiglio, ma da tutti gli associati!
A presto.
Federico Spanna, settembre 2009
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| LA PAROLA DA EX |
Dopo tre anni vissuti alla
guida dell’Aiam, al convegno di Sassari
ho ceduto molto volentieri lo “scettro”
della presidenza all’amico Federico Spanna
(complimenti e un grosso in bocca al lupo!)
e mi sono ritirato nel ruolo assai più
riposante (almeno spero) di revisore dei conti.
Vorrei con questo ultimo messaggio ai soci ringraziare
in modo non rituale tutti voi e in maniera particolare
i colleghi del consiglio direttivo uscente che
mi hanno aiutato a non sfigurare troppo nel
mio ruolo, in particolare l’eroico Andrea
Cicogna, vero motore di Aiam, che ha seguito
la segreteria, la stampa degli atti e della
rivista, il sito e altre mille piccole cose
indispensabili. Grazie Andrea per la pazienza
e per la collaborazione davvero essenziale.
Un ringraziamento molto sentito va anche a Luigi
Mariani che ha mantenuto per anni l’onere,
assai noioso e poco soddisfacente ma anch’esso
essenziale per tutti noi, della tesoreria e
della gestione contabile dell’associazione.
Tutto il consiglio direttivo uscente (spesso
allargato anche ai revisori) ha collaborato
attivamente alla gestione dell’associazione
con idee, discussioni e una partecipazione fattiva
e mai rituale. Grazie quindi a Carmen Beltrano,
Francesca Ventura, Roberto Confalonieri, Marco
Acutis, Nino Drago, Luigi Pasotti. Un saluto
e un ringraziamento speciale va a Simone Orlandini
che con pazienza e tenacia sta facendo progredire
la nostra bella rivista scientifica, questo
Italian Journal of Agrometeorology che vogliamo
sempre più ricco, anche di contributi
dall’estero. Un saluto speciale anche
al nostro nuovo gruppo di consiglieri e revisori
che ospita persone di provata esperienza sia
dai servizi che dalla ricerca: in particolare
sono molto lieto dell’arrivo di Bruno
Di Lena dall’Abruzzo e degli organizzatori
del riuscitissimo Aiam2009 di Sassari, Donatella
Spano e Pierpaolo Duce, ai quali va ancora un
sincero ringraziamento. Insomma mi ritiro lasciando
un’Aiam assai viva, e dunque viva l’Aiam.
Vittorio Marletto, giugno 2009
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| Una proposta (non troppo)
modesta |
.Ne parliamo spesso e da
molti anni ma la situazione non si sposta di
un millimetro, anzi se possibile peggiora: parlo
della disponibilità pubblica e della
libera circolazione dei dati climatici in Italia.
Sono migliaia, forse decine di migliaia le stazioni
di rilevamento delle variabili meteorologiche
tenute in attività dalle regioni, dalle
Arpa, dai consorzi di bonifica e dalle due istituzioni
pubbliche a me note che gestiscono reti nazionali
(Aeronautica e Cra-Cma). Non solo non vi ha
alcuna “centrale” di deposito e
di accesso dei dati ma nemmeno un’anagrafe
centrale delle stazioni esistenti (o esistite)
e delle variabili oggetto di misura. Inoltre
alcune istituzioni pretendono rimborsi spese
non trascurabili per cedere dati anche a studenti,
ricercatori o tecnici che ne facciano richiesta.
Anche nei casi (rari) in cui l’accessibilità
diretta ai dati è garantita tramite appositi
siti o pagine web le procedure sono farraginose
e i formati con cui i dati sono distribuiti
spesso sembrano fatti apposta per scoraggiare
l’utente invece di favorirlo. La disponibilità
di dati climatici è essenziale per il
progresso delle conoscenze climatiche e per
moltissime applicazioni pratiche, dall’
agricoltura al’energia rinnovabile, alla
progettazione territoriale. La situazione attuale
di sostanziale inaccessibilità pubblica
di questi dati (tutti acquisiti con grande dispendio
di denaro pubblico) costituisce un ostacolo
al generale progresso sia scientifico che economico
del Paese. A me pare da anni evidente che per
risolvere questo problema sia necessaria una
legge nazionale. La legge dovrebbe creare, presso
un istituto già esistente, per esempio
‘Ispra o ‘Istat, un Centro unificato
di accesso ai dati climatici (Cuad) che gestisca
‘anagrafe delle stazioni di rilevamento
climatico e una base di dati ben organizzata
cui far confluire a cadenza regolare copia dei
dati giornalieri rilevati localmente. La stessa
legge dovrebbe prevedere ‘ obbligo per
lo Stato di contribuire economicamente alla
gestione delle reti da cui i dati provengono,
in misura proporzionale alla quantità
di dati forniti. Ma soprattutto la legge dovrebbe
obbligare il Cuad a garantire a chiunque, previa
semplice registrazione, l’ accesso gratuito
via web ai dati disponibili, con interfacce
grafiche e geografiche di facile utilizzo. Una
legge del genere non avrebbe costi esagerati:
ipotizzando che un euro a dato sia un contributo
congruo, una regione che per esempio gestisca
una rete di cento stazioni e che contribuisca
al Cuad dieci valori misurati al giorno per
ogni stazione potrebbe essere “compensata”
con un contributo annuale alle proprie spese
di manutenzione pari a 365mila euro (365x100x10).
A parte il finanziamento iniziale necessario
a costituire il centro e a popolarne gli archivi
con i dati pregressi (per esempio dal 1961 in
avanti) il bilancio dello stato dovrebbe prevedere
un ammontare fisso dell’ordine di 10 milioni
di euro l’anno per garantire i rimborsi
spese di cui sopra ai gestori delle reti (venti
regioni più altre strutture nazionali).
Il Cuad potrebbe anche essere sede di commissioni
tecniche per l’omogeneizzazione dei criteri
di misura e di controllo della qualità
di dati, e fornire regolari rapporti sui dati
disponibili, sulle nuove acquisizioni di serie
storiche ecc. La nostra Associazione dovrebbe
a mio parere farsi promotrice di un provvedimento
legislativo di questo tipo, anche cercando l’appoggio
delle altre associazioni facenti capo ad Aissa
e più in generale al mondo della ricerca
e delle professioni (ordini degli agronomi,
ingegneri, architetti, Confindustria ecc.).
Discutiamone a Sassari, o anche prima se volete.
Vittorio Marletto, aprile 2009
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| SIAMO SULLA BUONA STRADA |
Anche i lavori scientifici
pubblicati sulla Riam (Italian Journal of Agrometeorology)
sono utili per fare carriera in ambito accademico.
Questa almeno è l’opinione dell’Aissa,
la federazione delle società scientifiche
di agraria che, dopo un lungo dibattito, ha
prodotto un documento dal quale si capisce che
il meccanismo di revisione messo in piedi e
mantenuto con tanta fatica dal direttore e dallo
staff della rivista è considerato valido
e che i lavori pubblicati sulla nostra rivista
potrebbero essere presentati in sede di concorso
universitario a fianco di quelli pubblicati
su riviste prestigiose, dotate del famoso, per
alcuni famigerato, Impact Factor Isi. Naturalmente
non sappiamo se il Cun, il consiglio universitario
nazionale, vorrà tenere conto del parere
di Aissa per definire le nuove regole di reclutamento
accademico però è almeno confortante
leggere che non stiamo lavorando invano. Per
chi non è troppo in confidenza con i
meccanismi di reclutamento accademico chiariamo
che gli articoli tecnici e scientifici pubblicati
sulle riviste diventano importanti se vengono
citati in lavori di altri autori (l’autocitazione
non conta...). L’Isi è una struttura
privata che classifica le riviste scientifiche
in base a un indice (Impact Factor) basato per
l’appunto sul numero di citazioni che
ricevono gli articoli stampati dalla rivista
in questione (anche quelli non stampati, dato
che esistono prestigiose riviste solo elettroniche).
Aissa sostiene che accanto agli indispensabili
lavori pubblicati su riviste classificate dall’Isi,
nei concorsi di area agronomica e simili si
dovrebbero anche valutare i lavori pubblicati
su riviste peer-reviewed come la nostra e questo,
ripeto, è un bel riconoscimento e un
incoraggiamento a proseguire sulla faticosa
strada intrapresa. Buon 2009 a tutti noi e grazie
dall’Aiam per l’impegno profuso
nelle attività associative.
Vittorio Marletto, dicembre
2008
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| AGROMETEOROLOGI: DOVE TROVARNE? |
Siamo messi così:
l’università italiana, con le sue
24 (!) facoltà di agraria, non riesce
a sfornare un laureato che si possa immediatamente
mettere al lavoro nel nostro settore. L’agrometeorologia
è un settore interdisciplinare, che richiede
una competenza basica di fisica, di matematica,
di programmazione (almeno un semplice algoritmo
in Basic) oltre alle necessarie conoscenze agronomiche
(la fisica del terreno! la statistica!), nonché
biologiche, fisiologiche e, ovviamente, meteoclimatiche.
Il laureato ideale dovrebbe aver “messo
il naso” almeno sul concetto di modello
in agricoltura, dovrebbe aver “messo il
naso” in almeno qualche articolo tecnico
in inglese, in una parola dovrebbe aver studiato
a livello universitario. Invece le cose non
stanno così e noi gli agrometeorologi
giovani li dobbiamo andare a pescare tra scienze
ambientali, ingegneria, informatica, e magari
all’estero, dove i corsi universitari
agricoli propongono programmi molto più
orientati alla scienza, alla tecnologia, alla
ricerca. Sarà mica il caso di fare una
bella riforma? Per carità basta con le
riforme, sento già dire dai miei (pochi)
lettori. Allora facciamo almeno uno sforzo,
cari direttori di dipartimento di agronomia
e/o di ingegneria agraria, cari presidi di facoltà.
Facciamo almeno un corso di agrometeorologia
e lasciamo insegnare un agrometeorologo esperto.
Almeno quei quattro studenti che seguiranno
il corso avranno un’idea precisa di cosa
serve saper fare, in un piccolo comparto del
mondo del lavoro dove ancora qualche posto si
riesce a trovare.
Grazie
Vittorio Marletto, ottobre
2008
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| SIAMO STATI BENE IN MONTAGNA |
11° CONVEGNO NAZIONALE
DI AGROMETEOROLOGIA AIAM 2008
Siamo stati sulle Alpi e abbiamo
goduto dell’ospitalità e dell'
organizzazione approntata dai nostri colleghi
di San Michele all’Adige, l’eccellente
Eccel e il tollerante Toller, come li abbiamo
scherzosamente definiti al momento del brindisi
di ringraziamento di mercoledì sera,
e dai loro responsabili, in primis Roberto Viola,
direttore del Centro sperimentale della Fondazione
Edmund Mach, che ci ha sostenuti finanziariamente.
Il programma di Aiam2008, tra il pomeriggio
del 10 e la mattina del 12 giugno (trascorsa
al Centro di ecologia alpina, sotto la vetta
del Monte Bondone), ha visto ben trentuno presentazioni
orali (suddivise nelle tre sessioni Agroenergie,
Strumentazioni, Modelli e Applicazioni) e diciotto
poster. Il livello scientifico generale delle
presentazioni in questo undicesimo convegno
agrometeorologico è stato molto buono,
a mio parere ancora migliore di quello già
validissimo dell’anno scorso in Calabria.
Durante i lavori abbiamo premiato il dott. Luca
Belleli Marchesini per la sua interessante tesi
di dottorato “Analisi del ciclo del carbonio
in steppe ed aree agricole abbandonate dell’Asia
Centrale” e anche i colleghi Chiaudani,
Borin, Berti e Mariani per il loro poster “Due
metodi di analisi di discontinuità a
confronto”, votato dai presenti come il
migliore tra quelli esposti. Oltre agli organizzatori
locali è doveroso ringraziare il tesoriere
Mariani per i bilanci positivi che ha esposto
in assemblea, il direttore scientifico della
rivista Orlandini, che ne ha analizzato le prospettive
di sviluppo, e tutti quelli che hanno animato
l’assemblea dei soci con i loro contributi
di idee. L’anno prossimo torneremo sicuramente
verso sud, anche se non sappiamo ancora dove.
Per ora basti dire che ci sono in ballo tre
possibilità, un segnale positivo che
testimonia dell’affetto e dell’interesse
che i soci mostrano per l’Aiam e per il
suo convegno annuale.
Vittorio Marletto, giugno2008
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| QUEST’ ANNO SI VA IN MONTAGNA |
11° CONVEGNO NAZIONALE
DI AGROMETEOROLOGIA AIAM 2008
Grazie all’ospitalità
dell’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige
(www.ismaa.it) e della Fondazione Edmund Mach,
istituita nel 2005 dalla Provincia autonoma
di Trento per promuovere la ricerca in agricoltura,
e grazie all’attivismo dei soci Toller
e Eccel, che in quell’Istituto lavorano,
l’undicesimo convegno Aiam si terrà
nel piacevole ambiente alpino del Trentino,
dove dal 10 al 12 giugno discuteremo di agrometeorologia,
con particolare riferimento al tema “Innovazione
agrometeorologica per i servizi e per la ricerca”.
L’innovazione è indubbiamente uno
dei motori del progresso e l’agrometeorologia
costituisce senza dubbio una delle attività
tecniche dove maggiori sono le possibilità
sia di fare innovazione che di applicare ritrovati
innovativi per il progresso dell’ agricoltura,
basti pensare al ruolo svolto dai personal computer
e dalle stazioni automatiche elettroniche nel
potenziare in questi ultimi vent’anni
un’attività che in precedenza si
faceva con la calcolatrice e la carta millimetrata.
Oltre alle tecnologie anche il ruolo stesso
dell’agricoltura si sta rinnovando sotto
la spinta di molteplici fattori, economici,
sociali e ambientali. Di qui la necessità
per gli agrometeorologi di cimentarsi con tematiche
diverse da quelle tradizionali (fonti energetiche
rinnovabili, modellistica matematica, applicazioni
agroambientali ecc.), mettendo ulteriormente
a frutto le ben note competenze interdisciplinari
caratteristiche del nostro bel mestiere.
Il convegno AIAM2008 si articolerà quindi
in tre sessioni dedicate rispettivamente alle
“Agroenergie”, a “Strumentazioni
e misure innovative” e a “Modelli
e applicazioni”.
Vittorio Marletto, aprile 2008
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| Un buon anno, un anno migliore |
L’anno che si conclude
è stato senz’altro buono per la
nostra as-sociazione: la rivista sta uscendo
regolarmente, con articoli ben curati, sia in
inglese che in italiano, il convegno annuale
svoltosi in Calabria è andato molto bene
e il recente corso di Roma ha avuto un ottimo
successo di partecipanti. Tutte cose sono avvenute
grazie all’impegno personale di consiglieri
e soci, che ringraziamo davvero di cuore. Le
casse associative pur senza floridezza si mantengono
in attivo, riusciamo a far fronte ai nostri
impegni grazie alla generosità dei soci
sostenitori e delle regioni che ospitano il
convegno annuale, ma anche grazie a una gestione
oculata, dove i passi da compiere sono sempre
attentamente commisurati alla lunghezza della
gamba.
Ciononostante mi aspetto qualcosa di più
dall’anno nuovo: la domanda latente per
un secondo corso di modellistica applicata all’
agricoltura mi pare sempre più evidente,
così come mi appare evidente la necessità
di una maggiore integrazione con altre strutture
associative, come Aissa per il settore agricolo,
ma anche la Società europea di meteorologia
e l’associazione Demetra, con la quale
sono in contatto per una presenza agrometeorologica
al prossimo convegno di fisica della terra fluida.
Nel 2008 a Bologna ci sarà anche il congresso
della Società europea di agronomia, curato
dalla prof. Rossi Pisa, dove mi attendo un flusso
importante di lavori da parte dei soci.
Secondo me nel 2008 dovremmo tradurre la nuova
Guida Omm alle pratiche agrometeorologiche e
pubblicarla, sarebbe il nostro primo libro.
Dovremmo forse anche affrontare la questione
della possibile trasforma-zione anche della
Rivista in un “on-line journal”
ad accesso libero e gratuito, dove il processo
di revisione dei lavori proposti sia pubblico,
nella scia di quanto sta accadendo sotto i nostri
occhi in molti campi (date un’occhiata
a www.doaj.org).
Anche il sito avrebbe bisogno di un nuovo impulso,
per esempio integrandolo con un forum in modo
da trasformarlo in una "piazza" dove
dibattere tra noi.
Quindi un augurio: un 2008 migliore del 2007
a tutti noi.
Vittorio Marletto, 21 dicembre
2007
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| Lettera ai Presidi delle Facoltà
di Agraria |
Riportiamo il testo della lettera inviata
ai preside delle Facoltà di Agraria in
data 21 11 2007 dal Consiglio dell' AIAM
Con la presente il sottoscritto,
il Consiglio direttivo e i Soci dell’Aiam,
Associazione Italiana di AgroMeteorologia esprimono
forte preoccupazione per la ventilata cancellazione
dal novero delle materie insegnate presso le
Facoltà di Agraria dell’agrometeorologia,
disciplina scientifica riconosciuta dall ’Organizzazione
meteorologica mondiale dell’Onu.
Oltre alle basi di meteorologia
e climatologia, i metodi specifici e interdisciplinari
dell’agrometeorologia sono infatti a nostro
avviso essenziali per la completa formazione
del laureato in agraria, specie ora che ci troviamo
a fronteggiare variabilità e mutamenti
climatici sempre più accentuati, che
vedono l’agricoltura come un settore di
massimo impatto, come ampiamente documentato
dai recentissimi rapporti internazionali dell’Ipcc
e durante la Conferenza nazionale sui cambiamenti
climatici.
In mancanza di una specifica
formazione agrometeorologica dei laureati in
agraria i servizi regionali di assistenza tecnica
e gli istituti di ricerca, dove spesso trovano
collocazione queste figure professionali, si
vedranno costretti a cercare gli esperti tra
laureati in altre materie, diverse dall’agraria,
come già in parte sta accadendo.
Siamo pertanto a richiedere
con forza il mantenimento e/o l’istituzione
di uno specifico insegnamento agrometeorologico
presso ognuna delle facoltà di agraria
e ci dichiariamo disponibili a collaborare in
ogni modo perché questo avvenga.
Certi della considerazione
attenta della presente e in attesa di un cortese
riscontro porgiamo
Distinti saluti
IL PRESIDENTE AIAM
Vittorio Marletto, 21 novembre
2007
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| L'anno del Clima |
Il premio Nobel per la pace
è stato appena attribuito a un noto uomo
politico, l’ ex vicepresidente Usa Al
Gore, il cui documentario era già stato
premiato da un Oscar, e a una, meno nota al
grande pubblico, ma per noi notissima organizzazione
scientifica internazionale, l’ IPCC, sullo
stesso tema: il clima che cambia e l’
allarme che questo fenomeno sta provocando.
Questo avvenimento conferma
quel che dovrebbe essere a tutti evidente: il
2007 è l’ anno del clima. A livello
globale è uscito il quarto rapporto IPCC,
dopo una pausa di sei anni dal precedente, per
l’ Italia quest’ anno si è
tenuta la prima conferenza nazionale sul tema
dei cambiamenti climatici, con una particolare
attenzione all’adattamento, che finora
era stato trascurato, almeno nel dibattito nazionale,
e ora questo Nobel, che sancisce l’ ingresso
definitivo dell’ allarme climatico nell’
agenda internazionale, presagendo che l’
attivismo su questa questione sia essenziale
anche per conservare la pace.
Concentrandoci sull’
agricoltura italiana, al di là del dibattito
sulle cause, antropogeniche o meno che siano,
vi è un’ incontrovertibile e recente
modifica delle condizioni agroclimatiche, ben
visibile ai nostri produttori e ai tecnici agrometeorologi,
come testimonia anche la messe di informazioni
ottenute in agosto dalle regioni, a supporto
dell’ intervento di Domenico Vento alla
conferenza nazionale.
La questione dell’ adattamento
è cruciale: scelte colturali e varietali,
tecniche irrigue e di difesa dovranno necessariamente
fare i conti con l’ evoluzione attuale
e prevista delle condizioni climatiche del Paese.
La nostra associazione non potrà che
impegnarsi sempre più su questo tema,
insieme alle altre società e organizzazioni
scientifiche che si occupano a vario titolo
di agricoltura, meteorologia e clima.
Vittorio Marletto, 15 ottobre
2007
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| Calbria Felix |
Un bel convegno, interessante
e utile, ma anche piacevole e rilassato, quello
che si è concluso il 31 maggio scorso
sulla Sila dopo essersi aperto sulle rive dello
Ionio il 29. Con una settantina di partecipanti
da tutta Italia, tre relazioni a invito (Botarelli,
Drago e Confalonieri), una trentina di presentazioni
e dodici poster abbiamo senz’altro vinto
la sfida di realizzare il nostro decimo convegno
in una regione non centralissima come la Calabria,
dove il grande impegno dei colleghi di Arssa
è riuscito a risolvere tutte le difficoltà
logistiche, a mostrarci paesaggi bellissimi
e anche a farci gustare sapori e profumi straordinari.
Oltre alla qualità tecnica senz’altro
buona di tutto il materiale presentato al convegno
merita menzionare anche l’utile dibattito
assembleare dal quale sono uscite decisioni
quali quella di aumentare a 100 Euro dal prossimo
anno la quota di partecipazione al convegno,
in modo da garantirci le risorse necessarie
a far funzionare l’associazione, in particolare
sostenendo i costi della rivista, e di pubblicare
sul web tutti gli articoli stampati fino al
2006, in modo da dare al sito un’ulteriore
funzione di diffusione della produzione scien-tifica
dei soci.
Con questo convegno abbiamo anche introdotto
la novità di menzionare pubblicamente
quelle che sono apparse al consiglio direttivo
le comunicazioni più interessanti per
ogni sessione (Cicogna per la prima, Toller
e Corradini per la seconda e Rosenmund e altri
per la terza) e di inviare agli interessati
un “diplomino”. Dal prossimo convegno,
per il quale sono state avanzate le candidature
del Trentino (Iasma) e del Veneto (Arpav), tutti
i partecipanti potranno votare i lavori con
un’apposita scheda.
Vittorio Marletto giugno
2007
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| Pochi anni fa |
Ho aperto un “vecchio” bollettino
Aiam, il numero 2 del marzo 2000, e ho “realizzato”
quanta strada abbiamo fatto da allora. Nel 2000
il nostro bollettino usciva in appendice alla
rivista del CER Irrigazione e drenaggio e le
nostre pagine web erano ospitate dall’istituto
Cnr-Istea.
Oggi abbiamo un nostro sito autonomo, ben curato
e ricchissimo di notizie e materiali (c’è
chi lo definisce “il portale dell’agrometeorologia
italiana”), mentre il bollettino si è
evoluto in una rivista scientifica vera e propria
(Italian Journal of Agrometeorology) che sta
pubblicando con grande impegno di chi la cura
tre numeri l’anno, con articoli tecnici
di alto profilo anche in lingua inglese.
Tra un mese terremo il nostro decimo congresso
ospiti della Calabria, una regione dove l’agricoltura
è importante e dove si fa agrometeorologia
con passione. Siamo entrati a pieno titolo nel
novero delle associazioni scientifiche agricole,
raggruppate sotto la sigla AISSA. Tutto questo
è vero ma...
Nonostante questi lati positivi mi sento di
dire che l’associazione ancora non “tira”
come dovrebbe, il numero di associati langue
sotto quota cento, non siamo visibili, l’opinione
pubblica non ci conosce. Non abbiamo certo le
risorse per lanciare una campagna promozionale,
dato che viviamo solo delle nostre quote associative
e del lavoro volontario, però se ognuno
di noi pensasse ogni giorno anche solo un minuto
all’associazione sono sicuro che idee
nuove e forze fresche salterebbero fuori.
Fatevi sentire, coraggio!
Vittorio Marletto
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| Una grave perdita |
Mi è giunta notizia del decesso del professor
Sabino Palmieri, avvenuto a Roma lo scorso 8
febbraio 2007. Persona finissima, dotata di
grande intelligenza ed ironia, presidente della
Società italiana di meteorologia applicata,
è stato mio insegnante di meteorologia
dinamica alla Sapienza di
Roma (ho preso con lui l'unico - ahimè
- 30 e lode, in Meteorologia, nel 1980). Faceva
lezione con i lucidi, una grande novità
allora, quando nelle aule di Fisica si respirava
solo polvere di gesso, poi ci sorvegliava benevolmente
mentre facevamo esercitazioni pratiche con le
carte del tempo.
Il suo corso era condiviso anche da Giorgio
Fea (termodinamica) e da Ezio Rosini (micrometeorologia).
Era l’ultimo sopravvissuto di questo gruppetto
di studiosi di grande vaglia, che hanno contribuito
in modo determinante alla nascita della meteorologia
contemporanea italiana, quella dei servizi
regionali, della modellistica numerica e dell’agrometeorologia
operativa.
Avevo avuto con lui degli utili scambi telefonici
prima di andare a Lubiana, nello scorso settembre,
alla riunione della Società Europea di
Meteorologia, come rappresentante di Unimet,
la federazione delle diverse società
meteorologiche italiane. Sabino Palmieri lascia
un vuoto difficilmente colmabile e il compianto
dell’AIAM si aggiunge a quello della famiglia,
dei colleghi e degli amici della SIMA.
Vittorio Marletto
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| Dal N° 2
2006 della Rivista Italiana di Agrometeorologia-
Presentazione del nuovo Direttore Scientifico |
Dicembre
2006
Mi trovo
da questo numero della Rivista Italiana di Agrometeorologia
con l’arduo compito di sostituire Maurizio
Borin alla direzione scientifica della rivista.
Il primo pensiero è quindi un sentito
augurio affinché Maurizio possa al più
presto risolvere i problemi che lo hanno costretto
a lasciare la direzione, associato ad un infinito
grazie per quanto ha fatto perché RIAM
fosse fondata e si affermasse nel panorama scientifico
nazionale. Ricordo le riunioni nelle quali Maurizio
metteva in evidenza l’importanza di creare
un’occasione per la presentazione di lavori
a carattere scientifico, tecnico o divulgativo
a supporto della comunità agrometeorologica
nazionale, in modo da favorire il progresso
di questa importante disciplina, caratterizzata
da aspetti puramente scientifici, ma anche da
risvolti applicativi di estremo interesse per
l’agricoltura e il territorio. Il tutto
sulla base della eredità di Aiam News,
con l’obiettivo di mantenerne i connotati
di punto di riferimento per la vita associativa.
Siamo ora giunti quasi al termine del secondo
anno di attività (il primo numero risale
ad ottobre del 2004 e questo è il sesto
numero di RIAM) e gli obiettivi prefissati sono
stati nel complesso raggiunti: regolarità
nell’uscita della Rivista, considerevole
numero di lavori pubblicati, mantenimento dell’articolazione
nelle quattro sezioni, discreto interesse da
parte degli sponsor, collaborazioni con altre
comunità scientifiche (vedi la pubblicazione
di numeri speciali, ad esempio con gli atti
delle Terze Giornate di Studio su Metodi Numeri
per la Difesa delle Colture), etc. Per tutto
questo dobbiamo dire un forte grazie alla Redazione,
di cui Andrea Cicogna e Roberto Confalonieri
sono le colonne portanti.
L’attuale fase rappresenta quindi un periodo
estremamente delicato di RIAM in quanto sarà
necessario definire cosa “vuole fare da
grande”. E’ infatti molto stimolante
iniziare un nuovo progetto, suscitare interesse
anche nel mondo scientifico ed avere quindi
la possibilità di percorrere con buoni
risultati la fasi di avvio. E’ probabilmente
più difficile, giunti a questo punto,
capire quale dovrà essere la struttura
definitiva di RIAM e riuscire in tal modo a
rendere la Rivista un elemento insostituibile
della comunità agrometeorologica. Altre
Società Scientifiche si trovano in questo
momento a gestire situazioni analoghe, dopo
aver riorganizzato la loro Rivista ufficiale
solo pochi anni fa.
Il principale problema che ci troveremo ad affrontare
è probabilmente quello del famigerato
“Impact Factor”. Per chi non lo
sapesse, si tratta di un indice che quantifica
la qualità delle riviste e che viene
ormai utilizzato dalle commissioni concorsuali
per la valutazione dei titoli dei candidati.
In taluni casi, l’assenza dell’Impact
Factor rende il titolo sostanzialmente nullo.
L’attribuzione di tale indice viene effettuata
da un organismo internazionale, sulla base di
specifici requisiti qualiquantitativi, quali
la regolarità nella uscita dei numeri,
un considerevole numero di lavori pubblicati
ogni anno, la pubblicazioni di lavori di qualità
che siano citati da altre riviste. In tale contesto
l’uso della lingua inglese appare quindi
indispensabile per inserire RIAM nel panorama
internazionale e renderla quindi maggiormente
appetibile per pubblicazioni scientifiche. Questo
ovviamente dovrebbe essere fatto senza snaturare
il ruolo di supporto alla attività dei
Servizi Agrometeorologici e di punto di contatto
di AIAM. Vi sono comunque importanti esempi
in tal senso, che ci potranno guidare in questa
revisione.
Mi preme infine concludere, come del resto è
stato recentemente ribadito in occasione della
XIV sessione della Commissione di Meteorologia
Agricola dell’ Organizzazione Meteorologica
Mondiale che si è tenuta nel mese di
ottobre a Delhi (India), che il termine agrometeorologia
deve intendersi riferito al settore primario
nel suo complesso. Quindi agricoltura, foreste,
pascoli, pesca, territorio sono aspetti di interesse
dalla nostra disciplina che potranno trovare
spazio nelle pagine di RIAM. E’ importante
ribadire questo concetto, come è stato
fatto in occasione della Tavola Rotonda “Agrometeorologia
e climatologia per la didattica universitaria”
(24 gennaio 2006, Accademia dei Georgofili Firenze),
in quanto frequentemente e da più parti
si cerca di restringere i campi oggetto di studio
dell’agrometeorologia, con ripercussioni
evidenti a livello di attribuzione di progetti,
valutazioni di titoli, etc.
Vi auguro quindi buona lettura. Questo numero
contiene infatti aspetti di particolare interesse
e attualità sia nella parte scientifica,
sia in quella tecnica. Nella prima sono affrontati
alcuni aspetti della climatologia, considerando
in particolare tematiche legate al cambiamento
climatico e alla descrizione di un software
per l’elaborazione dei dati. Viene poi
accuratamente presentato un caso di studio legato
alla interazione fra GIS ed un modello di simulazione
colturale. La sezione tecnica invece comprende
due interessanti lavori che contribuiscono a
chiarire alcuni aspetti legati alla analisi
delle serie storiche e alla stesura di relazioni
agrometeorologiche, che spero rappresenti nel
futuro una occasione di attività professionale
per i soci AIAM.
Simone Orlandini
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| Aumentano le
ricerche italiane pubblicate su Agricultural and
Forest Meteorology (AFM) |
Settembre 2006
L’agrometeorologia
scientifica italiana trova sempre maggiore spazio
nella letteratura internazionale. Da una semplice
ricerca effettuata nel sito della rivista AFM
(v. in fondo alla bibliografia per il link)
risulta infatti che dal 1995 al 2005 la rivista,
punto di riferimento per la nostra materia,
ha ospitato almeno 15 lavori italiani o partecipati
da ricercatori italiani e che in particolare
l’ultimo anno citato ha visto un cospicuo
salto nel numero di lavori pubblicati (v. grafico).
Non escludo che ci siano altri lavori pubblicati
da italiani su AFM nel periodo esaminato, dato
che il metodo di ricerca proposto su web consente
di rintracciare la parola Italy solo se citata
nel titolo, nelle parole chiave o nel riassunto,
e non me ne vogliano quindi i ricercatori eventualmente
esclusi da questa breve analisi.
Spero di fare cosa utile elencando nella bibliografia
i quindici articoli rinvenuti e segnalo la possibilità
di accedere ai relativi riassunti usando il
(lunghissimo) link fornito in fondo alla bibliografia.
Per ottenere copia dei lavori si raccomanda
di contattare direttamente gli autori.
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1999 |
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05 |
Bibliografia (in ordine di data decrescente)
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P. Cherubini, E. Arlotta, G. Tirone, G. Matteucci
and G. Seufert, Modelling carbon budget of Mediterranean
forests using ground and remote sensing measurements,
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135, Issues 1-4, 14 December 2005, Pages 22-34
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simulation on grapevine in Italy, Agricultural
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Barbara Marcolla, Alessandro Cescatti, Leonardo
Montagnani, Giovanni Manca, Günther Kerschbaumer
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in the atmospheric CO2 exchanges of an alpine
forest, Agricultural and Forest Meteorology,
Volume 130, Issues 3-4, 30 June 2005, Pages
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Rossella Albrizio and Pasquale Steduto, Resource
use efficiency of field-grown sunflower, sorghum,
wheat and chickpea: I. Radiation use efficiency,
Agricultural and Forest Meteorology, Volume
130, Issues 3-4, 30 June 2005, Pages 254-268
Pasquale Steduto and Rossella Albrizio, Resource
use efficiency of field-grown sunflower, sorghum,
wheat and chickpea: II. Water use efficiency
and comparison with radiation use efficiency,
Agricultural and Forest Meteorology, Volume
130, Issues 3-4, 30 June 2005, Pages 269-281
Carla Cesaraccio, Donatella Spano, Richard
L. Snyder and Pierpaolo Duce,
Chilling and forcing model to predict bud-burst
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Forest Meteorology, Volume 126, Issues 1-2,
20 November 2004, Pages 1-13
A. C. Moonen, L. Ercoli, M. Mariotti and A.
Masoni, Climate change in Italy indicated by
agrometeorological indices over 122 years, Agricultural
and Forest Meteorology, Volume 111, Issue 1,
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Cernusca, A multi-component, multi-species model
of vegetation–atmosphere CO2 and energy
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and Forest Meteorology, Volume 106, Issue 4,
26 February 2001, Pages 261-287
R. Casa, G. Russell and B. Lo Cascio, Estimation
of evapotranspiration from a field of linseed
in central Italy, Agricultural and Forest Meteorology,
Volume 104, Issue 4, 15 September 2000, Pages
289-301
D. Spano, R. L. Snyder, P. Duce and K. T. Paw
U, Estimating sensible and latent heat flux
densities from grapevine canopies using surface
renewal, Agricultural and Forest Meteorology,
Volume 104, Issue 3, 28 August 2000, Pages 171-183
S. Paloscia, P. Pampaloni, G. Macelloni and
S. Sigismondi, Microwave remote sensing of hydrological
parameters on the NOPEX area, Agricultural and
Forest Meteorology, Volumes 98-99, 31 December
1999, Pages 375-387
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emissions from fields treated with green manure
in a Mediterranean climate, Agricultural and
Forest Meteorology, Volume 90, Issue 4, 30 April
1998, Pages 265-274
G. Rana, N. Katerji, M. Mastrorilli, M. El
Moujabber and N. Brisson, Validation of a model
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Volume 86, Issues 3-4, September 1997, Pages
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Piotr Kowalik, Marco Borghetti, Lorenzo Borselli,
Federico Magnani, Guido Sanesi and Roberto Tognetti,
Diurnal water relations of beech (Fagus Sylvatica
L.) trees in the mountains of Italy, Agricultural
and Forest Meteorology, Volume 84, Issues 1-2,
March 1997, Pages 11-23
Paul R. van Gardingen, John Grace, Douglas
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spring: measurements of average CO2 concentration
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1995, Pages 17-27
http://www.sciencedirect.com
Il Presidente
Vittorio Marletto
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| CARISSIMI AIAMICI....
Messaggio del nuovo presidente AIAM Vittorio Marletto |
Gli obiettivi raggiunti,
le prospettive per il 2006 e il rinnovo delle
cariche sociali
Giugno 2006
Carissimi Aiamici,
da oggi e per il prossimo triennio ricade sulle
mie spalle la responsabilità di proseguire,
spero degnamente, l’eccellente lavoro
svolto nell’ultimo decennio dall’amico
Luigi Mariani, che ha dato vita all’Associazione
e l’ha abilmente condotta dalla fase embrionale
a quella che possiamo considerare una vivace
giovinezza.
Senza altro supporto economico che quello dei
nostri soci ordinari e sostenitori e dell’impegno
profuso da molti siamo in grado ormai stabilmente
di stampare una rivista scientifica (grazie
al direttore scientifico Maurizio Borin e ai
suoi collaboratori Andrea Cicogna e Roberto
Confalonieri), di distribuire un piccolo premio
in denaro a giovani studiosi meritevoli e di
tenere regolarmente corsi e convegni.
Lo svolgimento del convegno AIAM 2006 a Torino
ha mostrato come stia maturando la capacità
associativa di discutere di scienza e tecnologia
in un ambiente sereno e amichevole, dove anche
le critiche sono espresse ed accolte con spirito
costruttivo. Rendiamo a questo proposito il
dovuto merito a Federico Spanna per l’impegno
profuso nell’organizzazione, che ha garantito
a tutti la possibilità di aggiornarsi
ma anche di godere della reciproca compagnia
in una situazione piacevole e rilassata.
Il Consiglio direttivo eletto a Torino vede
l’ingresso di nuovi consiglieri (Marco
Acutis, Roberto Confalonieri, Federico Spanna,
Francesca Ventura) che accogliamo e che invitiamo
a fornirci nuovi spunti e idee, e l’uscita
di altri (Maurizio Borin, Simone Orlandini,
Miriam Rosini, Emanuele Scalcione), che ringraziamo
calorosamente per il contributo fattivo che
hanno dato all’Associazione e che comunque
come soci speriamo vorranno continuare a fornire.
Un saluto dunque a tutti voi e una richiesta,
quella di tenere sempre accesa la spia mentale
che quel che fate ogni giorno può avere
una ricaduta generale attraverso l’attività
associativa. Lo strumento comunicativo del nuovo
sito AIAM è disponibile per questo, e
pertanto vi prego di usarlo, consultandolo regolarmente
e comunicandoci notizie ogni volta che ne avete.
Certo del vostro sostegno auguro a tutti voi
un proficuo lavoro e, vista la stagione, anche
delle serene ferie estive.
Il Presidente
Vittorio Marletto
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| MESSAGGIO DI AUGURI DEL PRESIDENTE |
Gli obiettivi raggiunti,
le prospettive per il 2006 e il rinnovo delle
cariche sociali
Milano, 28 dicembre 2005
Scrivo mentre fuori la neve turbina: una volta
la neve mi ricordava solo il Natale, oggi mi
ricorda in primo luogo la turbolenza atmosferica
a microscala, di cui i fiocchi sono un efficacissimo
tracciante...le solite deformazioni professionali
di cui è piena la mia esperienza, tanto
che mi ritrovo a volte a domandarmi cosa si
provi a guardare le cose senza le lenti del
classificatore, per ritrovarsi in un mondo in
cui una nube si chiami solo nuvola e non magari
Cumulonimbus capillatus ed un fiore giallo sia
solo un fiore giallo e non un Tarassacum officinalis.
Ma lasciamo queste considerazioni di poco conto
per parlare un po’ dell’Aiam: siamo
giunti alla fine del 2005, un anno che ha visto
rispettati gli obiettivi che Assemblea e Consiglio
Direttivo avevano indicato; a tale proposito
voglio in particolare ringraziare i colleghi
dell’ARSSA dell’Abruzzo per l’ottima
organizzazione del convegno Aiam2005 di Vasto,
i colleghi che hanno seguito nei suoi primi
passi la Rivista Italiana di Agrometeorologia
e le altre iniziative editoriali e divulgative,
i soci che hanno impegnato il loro tempo nelle
docenze al corso di introduzione all’informatica
di Roma e tutti i soci ed amici dell’associazione
che con il loro contributo hanno favorito la
circolazione delle idee nel nostro settore,
fatto questo che rappresenta lo scopo principale
dell’Aiam. Il 2005 ha visto anche l’adesione
dell’AIAM ad AISSA (Associazione delle
società scientifiche agrarie), al cui
convegno di Reggio Emilia abbiamo portato un
apprezzabile contributo.
L’anno che si apre, il 2006, vedrà
per l’Associazione una scadenza importante
e cioè il convegno di Torino, con il
rinnovo delle cariche sociali. In vista di tale
scadenza mi sembra fondamentale che si attivi
fra i soci un dibattito che porti per il giugno
prossimo a individuare nuove figure disponibili
a ricoprire con il dovuto impegno le cariche
sociali; ciò anche in relazione al fatto
che non ho intenzione di ricandidarmi alla carica
di Presidente, in quanto penso da tempo che
il periodico ricambio al vertice costituisca
per l’associazione un fatto fisiologico
di primaria importanza.
Anche a nome del Consiglio Direttivo invio
a tutti i soci i miei migliori auguri per un
2006 ricco di soddisfazioni umane e professionali.
Il Presidente
Luigi Mariani
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