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 NOTIZIE
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| INDICE |
È STATO PRESENTATO OGGI
IL CENTRO EURO MEDITERRANEO PER I CAMBIAMENTI
CLIMATICI (CMCC)
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PREMIO DI STUDIO PER TESI DI LAUREA
E DI DOTTORATO IN AGROMETEOROLOGIA
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IL PRIMO RAPPORTO 2007 DELL'IPCC
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I MODELLI CLIMATICI REGIONALI:
ALCUNI SPUNTI DA UN SEMINARIO SVOLTO ALL’ICTP
DI TRIESTE
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ASSEMBLEA ANNUALE DELL'ASSOCIAZIONE
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PREMIO DI STUDIO PER TESI DI LAUREA
IN AGROMETEOROLOGIA 2006 |
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E' stato presentato il Centro Euro
Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (Cmcc)
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Roma, 19 febbraio 2007
Durante il convegno “La sfida della
scienza del clima, un’iniziativa italiana”,
è stato presentato oggi il Centro Euro
Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (Cmcc),
primo centro nazionale dedicato interamente
allo studio del clima e dei suoi impatti con
un enfasi particolare sul bacino del Mediterraneo.
Il centro, che avrà sede centrale a
Lecce, e sedi a Bologna, Venezia, Sassari
e Capua, nasce dall’esigenza di applicare
un modello centrato sul Mediterraneo agli
studi sull’evoluzione climatica a livello
planetario. Grazie a un centro di calcolo
tra i più potenti in Europa per questo
genere di studi, verranno prodotte, infatti,
una serie di simulazioni numeriche che permetteranno
di costruire scenari con un dettaglio di decine
di chilometri sull’evoluzione climatica
dei prossimi
decenni.
L’obiettivo del Cmcc è quello
di diventare il punto di eccellenza sullo
studio dei cambiamenti climatici globali e
in particolare sul Mediterraneo. Il Centro
è finanziato dal Governo italiano tramite
il Ministero dell’Ambiente, della Tutela
del Territorio e del Mare, dal Ministero dell’Università
e della Ricerca e dal Ministero dell’Economia
e delle Finanze. Il Cmcc considera prioritaria
la creazione di un dialogo tra chi elabora
i dati e chi ne usufruisce dal punto di vista
scientifico e di governance: i ricercatori
del Centro quindi lavoreranno “a monte”
per facilitare le esigenze di chi ne fruirà
“a valle”, fornendo validi strumenti
per l’interpretazione dei dati.
Uno degli elementi di maggiore novità
è rappresentato dall’eterogeneità
delle competenze raccolte; il Centro infatti
è un consorzio di cinque diversi istituti
di ricerca italiani: l’Istituto Nazionale
di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), la Fondazione
Eni Enrico Mattei (Feem), l’Università
del Salento, il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali
(Cira), il Consorzio Venezia Ricerche (Cvr);
sono associati inoltre l’Università
di Sassari e il Consorzio SPACI.
Di conseguenza il Cmcc riunisce climatologi,
agronomi, fisici, matematici, informatici
ed economisti, che useranno le loro competenze
in modo integrato per studiare cosa succederà
nei prossimi anni all’agricoltura, all’economia,
agli ecosistemi marini e terrestri, alle zone
costiere e alla salute per i rischi derivanti
dall’aumento delle temperature.
Le prime mosse del Cmcc sono state dirette
a coordinare gli istituti consorziati per
mettere in comune risorse, personale e strumenti.
Il primo risultato scientifico è stata
la realizzazione, grazie alle strutture di
calcolo conferite al Cmcc dall’Ingv,
di un primo set di scenari climatici sul futuro
del Mediterraneo sulla base di quelli su scala
globale dell’Intergovernmental Panel
on Climate Change (Ipcc). Gli scenari, presentati
oggi in anteprima, descrivono l’andamento
possibile nei prossimi 100 anni della temperatura
e delle precipitazioni sul bacino del Mediterraneo
e la drastica riduzione delle superficie di
coltivazioni foraggere in Sardegna.
In generale nell’area del Mediterraneo
il modello prevede:
- la diminuzione del 20% circa delle precipitazioni
principalmente nei mesi invernali;
- l’aumento della temperatura al suolo
da 1 a 3 gradi tra il 2021 e il 2050 per arrivare
fino ai 6 gradi
nel 2100;
- l’aumento del rischio di siccità
che combinato alla diminuzione della presenza
di zone umide comporterà lo spostamento
dell’areale di diffusione di alcune
coltivazioni tipiche italiane, vite e ulivo
in particolare. L’alternanza di inverni
caldi e gelate improvvise, inoltre, è
una minaccia per i normali cicli vegetativi
delle colture.
Sono disponibili su richiesta un'infografica
e delle animazioni multimediali sugli impatti
dei cambiamenti climatici nella regione del
Mediterraneo
Per maggiori informazioni:
Ufficio stampa Cmcc:
Eleonora Cossi
393 9174125
cmcc.press@email.it
www.cmcc.it
materiali
di approfondimento Cmcc.pdf
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PREMIO DI STUDIO PER TESI DI LAUREA
E DI DOTTORATO IN AGROMETEOROLOGIA
Ottava Edizione, 2007
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Art.1
L’AIAM, al fine di stimolare l’approfondimento
della conoscenza scientifica nel settore dell’agrometeorologia
e di sostenere l’avviamento alla ricerca
di giovani studiosi, bandisce il concorso
per l’assegnazione di un premio di studio
a tesi di laurea e dottorato su tematiche
agrometeorologiche.
Art. 2
Al concorso sono ammessi tutti gli studenti
delle Università italiane che abbiano
discusso una tesi su tematiche agrometeorologiche
a conclusione del proprio curriculum in corsi
di laurea o di dottorato.
Art. 3
Le tesi dovranno trattare uno o più
aspetti inerenti l’agrometeorologia,
intesa come scienza che studia le interazioni
dei fattori meteorologici ed idrologici con
l’ecosistema agricolo-forestale e con
l’agricoltura intesa nel suo senso più
ampio, comprendendo cioè la zootecnia
e la selvicoltura.
Art. 4
Gli elaborati saranno valutati con giudizio
insindacabile da una commissione giudicatrice
costituita da Presidente, Vicepresidente e
Consiglio Direttivo dell’AIAM.
Art. 5
Il bando di concorso è riservato a
coloro che abbiano discusso la tesi nel biennio
compreso tra il primo gennaio 2005 e il 31
dicembre 2006. Il concorso conferisce due
premi di 400 Euro ciascuno per la migliore
tesi di laurea e per la migliore tesi di dottorato
di argomento agrometeorologico.
Art. 6
I candidati che intendono partecipare al concorso
devono far pervenire alla sede tecnica dell’AIAM:
- Via Modigliani, 4 – 20144 Milano
entro il termine del 31 marzo 2007, la seguente
documentazione:
- domanda di partecipazione al concorso in
carta libera, con indicazione dei dati anagrafici,
del titolo della tesi e del relatore, nonché
del luogo di residenza e dell'indirizzo a
cui si desidera che venga recapitata la corrispondenza
relativa al concorso;
- copia del certificato di laurea riportante
i voti conseguiti in ciascun esame e nell’esame
di laurea;
- una copia elettronica della tesi da inviare
via posta elettronica a meteomar@libero.it
(formato pdf, o rtf);
- un breve sommario della tesi (max: 100 righe);
- una dichiarazione che autorizza l’AIAM
a divulgare il sommario della tesi attraverso
propri organi di stampa e sul proprio sito
internet.
Art. 7
La comunicazione dell’esito del concorso
ai partecipanti sarà effettuata con
lettera raccomandata.
Art. 8
L’AIAM tratterrà le tesi presentate
al concorso nella propria biblioteca.
scarica
Bando in formato pdf
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Sintesi di Fulvio Stel presidente
UMFVG
Il 2 febbraio scorso si è concluso
il primo dei quattro incontri previsti nel
corso del 2007 dall'Intergovernmental Panel
on Climate Change (IPCC). Questo incontro
è terminato con la presentazione di
un aggiornamento del rapporto sui cambiamenti
climatici. Il precedente rapporto era uscito
nel 2001, altri rapporti erano stati presentati
nel 1990 e nel 1995. Questo rapporto, oltre
agli aspetti più specificatamente tecnico-scientifici,
ha anche messo in evidenza un cambiamento
nella politica di diffusione delle informazioni
da parte dell'IPCC. Se nelle edizioni passate
la presentazione dei rapporti era stata formulata
per essere essenzialmente rivolta ai Politici
e agli Amministratori, l'incontro del 2 febbraio
scorso ha puntato ad ottenere un maggiore
impatto mediatico, mirando a coinvolgere direttamente,
mediante comunicati stampa, anche i media,
quindi i privati cittadini. Dal punto di vista
più meramente tecnico, nel 2001 l'IPCC
dichiarò con “ragionevole certezza”
che la Terra si stava avviando verso un futuro
più caldo, mantenendo un certo margine
di dubbio sulle cause di questo cambiamento;
il principale risultato dell'incontro appena
conclusosi è stato quello della “ragionevole
certezza” che le cause del cambiamento
siano in gran parte imputabili alle attività
umane. Questo importante passo avanti nella
conoscenza sui cambiamenti climatici sarebbe
dovuto ad una maggior disponibilità
di dati e misure -in particolare relativi
al comportamento dei ghiacci nei Circoli Polari-
ma soprattutto ai progressi avvenuti nel campo
della modellistica numerica. I modelli climatici
numerici, affinati e irrobustiti in questi
sei anni di studi e ricerche, sono pertanto
la principale fonte di informazione sugli
scenari futuri e, proprio per questo motivo,
sono anche l'aspetto verso cui si rivolgono
le critiche dei pochi scienziati che non condividono
il rapporto dell'IPCC. Come doveroso per tutte
le attività scientifiche, il rapporto
IPCC fornisce non solo le migliori stime possibili
dei parametri ritenuti rilevanti ai fini dei
cambiamenti climatici, ma anche una stima
dell'incertezza. Quando non vengono fornite
delle stime ma dei veri e propri scenari per
il futuro, allora viene anche espresso un
giudizio sull'attendibilità dello scenario
stesso. Proprio allo scopo di rendere accessibile
al grande pubblico anche le informazioni sull'attendibilità,
gli scenari futuri previsti dall'IPCC sono
tutti corredati da qualificatori del tipo
“verosimile” o “molto verosimile”
a seconda del grado di certezza.
I prossimi rapporti dell'IPCC verranno presentati,
sempre nel 2007, il 6 Aprile (Bruxelles –
Impatti e Adattamento), il 4 Maggio (Bangkok
– Mitigazione) e il 16 novembre (Valentia
– Sintesi del lavoro IPCC). Va ricordato
che la principale attività dell'IPCC
non è quella di eseguire direttamente
le ricerche relative ai cambiamenti climatici,
ma di effettuare un lavoro di ricerca bibliografica
e di sintesi delle ricerche apparse sulle
riviste specialistiche. I ricercatori che
partecipano alla realizzazione del rapporto
IPCC sono circa 600, provenienti da oltre
40 paesi. Il lavoro dell'IPCC è, al
pari di ogni altra attività di ricerca
scientifica, soggetto ad un controllo interno
effettuato da altri ricercatori del settore
(circa 620 peer reviewers).
Sintesi del Primo Rapporto 2007 dell'IPCC
• Qualora le concentrazioni di “gas
serra” dovessero raddoppiare rispetto
ai valori pre-industriali questo dovrebbe
“verosimilmente” comportare un
incremento nelle temperature di circa 3 °C
con un intervallo di incertezza compreso tra
2 °C e 4.5 °C
• Una concentrazione di “gas
serra” di 650 parti per milione (ppm)
dovrebbe portare ad un aumento di circa 3.6
°C mentre una concentrazione di 750 ppm
dovrebbe portare ad un aumento delle temperature
di 4.3 °C. 1000 ppm di “gas serra”
porterebbero ad un aumento di 5.5 °C,
e concentrazioni di 1200 ppm a 6.3 °C.
Le stime future dei “gas serra”
sono difficili da dare in quanto fortemente
dipendenti dal tipo di sviluppo globale.
• La temperature superficiale media
della Terra è aumentata negli ultimi
100 anni di 0.74 °C. La stima precedente
dell'IPCC era di 0.6 °C, questo incremento
rispetto alla stima 2001 è legato in
modo particolare agli ultimi anni particolarmente
caldi (gli ultimi 12 anni contengono 11 degli
anni più caldi a partire dal 1850).
Per ognuna della prossime due decadi è
previsto un aumento di 0.2 °C nella temperatura
media superficiale.
• Le ultime stime relative al livello
del mare (dovuto sia all'espansione termica
degli oceani che allo scioglimento dell'Antartide
e dei ghiacciai) indicano un incremento compreso
tra i 18 e i 58 cm (nel 2001 era stato fornita
una stima compresa tra 9 e 88 cm). Alcuni
scenari pessimistici continuano a prevedere
per il 2100 un aumento fino a 1 m qualora
il tasso di scioglimento dei ghiacciai e il
riscaldamento globale dovesse continuare con
questo tasso.
• Le calotte polari sono previste ridursi
in tutti gli scenari futuri. L'estensione
dei ghiacci artici si è già
ridotta mediamente del 2.7% per decade a partire
dal 1978.
• Nell'emisfero nord la massima estensione
di suolo congelato nel periodo invernale/primaverile
si è ridotto di circa il 7% nell'ultima
metà del XX secolo. La data di congelamento
dei fiumi dell'emisfero nord ha subito un
ritardo medio di 5.8 giorni negli ultimi 150
anni, mentre la data di inizio dello scioglimento
ha subito un anticipo di 6.5 giorni nell'ultimo
secolo
• È “molto verosimile”
che le precipitazioni aumentino nelle alte
latitudini e “verosimile”che le
precipitazioni diminuiscano su molte delle
zone sub-tropicali. La configurazione dei
cambiamenti saranno simili a quelle osservate
nel XX secolo.
• È “molto verosimile”
che la tendenza all'aumento degli estremi
caldi e alle onde di calore continui. La durata
e l'intensità delle siccità
è aumentata su molte e ampie aree a
partire dagli anni '70, in particolare nei
tropici e sub-tropici. Il Sahel, il Mediterraneo,
l'Africa del sud e parti dell'Asia del sud
sono già diventate più secche
nel corso del XX secolo.
• I quantitativi di anidride carbonica
e di metano attualmente presenti in atmosfera
raramente hanno assunto valori più
elevati di quelli osservati nel periodo pre-industriale
negli ultimi 650 000 anni. Attualmente le
concentrazioni di anidride carbonica, essenzialmente
di origine antropica, hanno raggiunto nel
2005 valori compresi tra i 280 e i 380 ppm
maggiori di quelli osservati nel periodo pre-industriale.
Le concentrazioni di metano nel 2005 hanno
subito aumenti compresi tra le 715 e le 1774
parti per miliardo rispetto ai valori pre-industriali.
• Alcune della maggiori incertezze
evidenziate nel rapporto IPCC del 2001 sono
state risolte. In particolare le stime della
temperatura della bassa atmosfera effettuate
mediante satellite si sono attestate sui valori
analoghi ricavati secondo modalità
classiche. Le maggiori incertezze riguardano
ancora il ruolo giocato dalle nubi, dai ghiacciai
e dalle calotte polari, dagli oceani, dalla
deforestazione, dall'uso del suolo e dalla
connessione tra i naturali cicli bio-geo-chimici
del nostro pianeta e del clima.
per il rapporto completo Vai a
in inglese www.ipcc.ch
in italiano www.cmcc.it/web/public/IPCC-Italia
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| I MODELLI CLIMATICI REGIONALI:
ALCUNI SPUNTI DA UN SEMINARIO SVOLTO ALL’ICTP
DI TRIESTE. |
I MODELLI CLIMATICI REGIONALI: ALCUNI SPUNTI
DA UN SEMINARIO SVOLTO ALL’ICTP DI TRIESTE.
Emanuele Eccel – IASMA – Istituto
Agrario di S. Michele all’Adige (TN)
Emanuele.eccel@iasma.it
E’ giunto alla terza edizione il “Workshop
on theory and use of regional climatic models”
all’International Centre for Theoretical
Physics “Abdus Salam” di Trieste.
L’ICTP è un centro di ricerca patrocinato
dall’UNESCO che si propone di promuovere
la ricerca in fisica nelle sue diverse sezioni,
promuovendo particolarmente la partecipazione
di istituti di ricerca di paesi in via di sviluppo.
La sezione “Physics of Weather and Climate”
svolge tra l’altro attività nello
sviluppo e aggiornamento del modello climatico
regionale RegCM, che attualmente è proposto
nella sua terza versione. Sempre allo stesso
gruppo di lavoro è affidata la guida
del Regional Climate Research Network (REGCNET).
Dal 29 maggio al 9 giugno 2006 circa 140 tra
relatori e partecipanti di diversi paesi del
mondo hanno seguito relazioni scientifiche e
hanno applicato progetti didattici applicativi
sotto la guida di Jeremy Pal e Filippo Giorgi
(ICTP) e William Gutowski (Iowa State University).
Le attività seminariali si sono svolte
su due piani: quello della comunicazione di
risultati scientifici sperimentali relativi
alla modellistica climatologica, e quello didattico,
con possibilità di applicazione pratica
del modello RegCM3 per lo sviluppo di mini-progetti
di rapida esecuzione.
In generale, uno degli interessi maggiori per
gli sviluppatori e gli utilizzatori di modelli
climatici è dato dalla verifica dei presunti
(e auspicati) miglioramenti che i modelli ad
alta risoluzione possono dare nei confronti
dei modelli a più ampia scala. Esiste
l’evidenza, nella maggior parte dei casi,
di miglioramenti, ma con le limitazioni dal
caso. In particolare, una parametrizzazione
troppo spinta può risultare controproducente,
e spesso l’orografia troppo dettagliata
può indurre nel modello dinamiche che
si ripercuotono in distribuzioni non realistiche
nel tempo e nello spazio. Tecniche di innesto
successivo possono spingere la risoluzione fino
a circa 1 km, anche se per applicazioni con
risoluzione inferiore a circa 10 km è
necessario l’uso di modelli non idrostatici.
Il downscaling dinamico, realizzato in questo
modo, deve comunque essere condotto con cautela,
in quanto non sempre è in grado di migliorare
la reale precisione della simulazione a più
alta risoluzione.
In tema di cambiamento climatico in corso,
dalle applicazioni specifiche della modellistica
non arrivano che conferme a quanto si conosce
dalla indicazioni più ufficiali; si discute
però sull’entità e sul pattern
a scala globale. E’ di prossima pubblicazione
un lavoro di Giorgi sulla sensibilità
al cambiamento climatico che prevede l’impiego
di un indice (RCCI, Regional Climate Change
Index), che comprende sia l’entità
del cambiamento, sia la vulnerabilità
regionale. Applicato a scala globale, è
risultato che le aree più colpite, per
le proiezioni valide a fine secolo, sono il
Mediterraneo e il nordest europeo; un’altra
zona sensibile, seppure leggermente in subordine,
risulta l’America centrale. E’ evidente
che il Mediterraneo, come ampia area distribuita
su latitudini e climi anche diversi tra loro,
presenta al suo interno aree fortemente minacciate
dagli effetti del deficit idrico; naturalmente
si tratta delle aree più meridionali.
Come altre aree di transizione tra climi secchi
e umidi, anche il Mediterraneo rientra tra le
regioni del pianeta in cui l’umidità
nel suolo può fungere da discriminante
tra diverse condizioni idrologiche, portando
a diversi risultati nelle simulazioni, a seconda
del dettaglio della parametrizzazione impiegata.
Rilevanti anche gli effetti sui modelli delle
diverse condizioni di uso del suolo; sia in
Africa che in Asia si individuano bene, nelle
simulazioni, gli effetti della deforestazione.
In generale, nei climi temperati, sono previsti
aumenti degli episodi estremi, sia per la temperatura
massima, sia per le precipitazioni intense,
e ciò anche nelle aree dove la tendenza
è verso una diminuzione degli apporti
pluviometrici medi, come nel caso del Mediterraneo.
Sempre in quest’area, per fine secolo
è stata stimata una variabilità
delle anomalie di temperatura rispetto alle
medie in aumento, da 0 (sud) fino al 40% (nord).
Si tratta, come si vede, di risultati in linea
con quanto è stato affermato più
volte negli ultimi anni.
Una sessione del seminario ha riguardato gli
aspetti del cambiamento climatico e la relativa
modellizzazione sulla produzione agricola. Su
scala globale, si stima che circa il 20% dell’emissione
di GHG è di origine agricola (in dettaglio,
il 50% per le emissioni di CH4, il 5% per quelle
di CO2 e il 70% per quelle di N2O). Sussiste
quindi un forte interesse per i margini di riduzione
delle emissioni. In particolare in ambiti di
scarso sviluppo tecnologico, i modelli climatici
regionali offrono un utile sussidio per la simulazione
di scenari laddove la rilevazione meteorologica
non consente un dettaglio sufficiente. Le preoccupazioni
sugli effetti del cambiamento convergono naturalmente
sulle paventate ricadute sulle produzioni cerealicole.
Per far fronte al continuo aumento della richiesta
di produzione globale sarà necessario
migliorare le tecniche colturali e razionalizzare
l’utilizzo dell’acqua, che attualmente
interessa solo il 20% circa della superficie
agricola mondiale (stimata in circa 5 miliardi
di ha). Ciò si scontra con la tendenza
“naturale” di diversi ambiti produttivi
alla minor produttività prevista per
il futuro, secondo gli scenari di cambiamento
globale impiegati (spesso A2 e B2 dell’IPCC),
e legata essenzialmente alla prospettata minor
disponibilità idrica in diverse regioni
del mondo. Anche la temperatura più elevata
e un’eventuale maggior disponibilità
idrica possono portare però a risultati
forse inattesi; è stato presentato il
caso della soia in Brasile, dove esperimenti
in campo hanno fatto registrare un forte aumento
di biomassa nelle piante più irrigate,
ma senza che ciò si traducesse in una
maggior resa al raccolto.
Nella quantificazione della produttività
agricola futura potrebbe risultare cruciale
il ruolo della fertilizzazione dovuto al maggior
contenuto di CO2 in atmosfera, nell’ipotesi
di un continuo aumento della sua concentrazione.
Tale situazione, più favorevole alle
piante C3, permette in diversi casi (per esempio
per il frumento) di invertire il segno dell’evoluzione
prevista nelle rese a fine secolo, cioè
verso un aumento, ma solo per incrementi di
temperatura contenuti entro i 3 °C circa
rispetto all’attuale (quindi inferiori
a quelli attesi secondo lo scenario A2, il più
pessimistico tra quelli ritenuti probabili).
Quasi ovunque e comunque per altri cereali le
stime indicano una riduzione della produzione,
sempre a parità di varietà e tecniche
colturali. La modellistica della produttività
aggiunge ulteriore variabilità alle stime
dei modelli climatici. Esempi di utilizzo del
modello CERES applicato a modelli climatici
quali HIRHAM e RegCM hanno mostrato una buona
rispondenza media (nei periodi di controllo),
ma non della correttezza su base annua, con
una variabilità intrinseca ben superiore
a quella reale. La scelta dei parametri fisiologici
dei modelli produttivi gioca un ruolo rilevante;
può sembrare sorprendente, ma l’incertezza
nei risultati finali delle simulazioni sembra
derivare ormai più dalla correttezza
di queste parametrizzazioni (e dalla possibilità
di conoscerli in futuro, tenendo conto anche
delle nuove varietà) che da quelle relative
ai modelli climatici.
In generale, risulta che l’impostazione
modellistica che meglio consente di produrre
proiezioni affidabili è quella dell’ensamble,
sia multi-modello, sia ottenuta variando singoli
parametri in uno stesso modello. Si tratterebbe
dunque di esaminare diverse simulazioni (sia
climatiche che produttive) per lo stesso scenario
e ragionare quindi in un’ottica probabilistica.
Tale approccio consente di escludere modelli
“divergenti” e di produrre stime
più robuste, derivanti da operazioni
di media o mediana tra le diverse simulazioni;
più in generale, esso ha il pregio di
produrre una statistica dei risultati, che consente
quindi di analizzare eventuali comportamenti
lontani dalle condizioni medie, e, in definitiva,
ipotizzare situazioni “estreme”.
In tutto il contesto di modellistica sperimentale,
rimane comunque importante il ruolo della sperimentazione
in campo. Perché, come è stato
osservato, alla fine di tutto “we cannot
grow crops on our computers!”.
ICTP - Sezione “Physics of Weather and
Climate”
http://www.ictp.trieste.it/~pwc
Per informazioni sul REGCNET:
regcnet@lists.ictp.it
International Panel on Climate Change:
http://www.ipcc.ch/
Dati climatici internazionali:
Rianalisi “ERA40” – grigliati
con risoluzione 2.5° (ECMWF):
http://www.ecmwf.int/research/era
IPCC (“CRU”) – dati di temperatura
e pioggia grigliati con risoluzione 0.5°
http://ipcc-ddc.cru.uea.ac.uk
Serie omogeneizzate per singole stazioni nel
dominio della “Grande regione alpina”
(GAR) – progetto ALP-IMP
http://www.zamg.ac.at/ALP-IMP/main.htm
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| Assemblea annuale dell'Associazione |
Martedì 6 giugno a Torino 2006, nel contesto
del annuale convegno di Agrometeorologia dell'AIAM,
si è tenuta l'assemblea annuale dell' associazione
.
L’assemblea ha visto l’approvazione
del bilancio consuntivo 2005 e del preventivo
2006.
Si è quindi svolta l’elezione delle
cariche sociali che vengono rinnovate ogni tre
anni.
Sono risultati eletti Vittorio MARLETTO (Presidente);
Luigi MARIANI, Andrea CICOGNA, Federico SPANNA,
Nino DRAGO, Roberto CONFALONIERI, Marco ACUTIS
e Francesca VENTURA (Consiglieri); Luigi PASOTTI,
Carmen BELTRANO e Simone ORLANDINI (Revisori dei
conti). |
| PREMIO DI STUDIO PER TESI
DI LAUREA IN AGROMETEOROLOGIA 2006 |
| Il premio di Tesi di Laurea che ogni anno l'AIAM
attribuisce a studenti delle Università
italiane che abbiano discusso una tesi su tematiche
agrometeorologiche a conclusione del proprio curriculum
in corsi di diploma universitario, di laurea o
di dottorato è stato attribuito quest'anno
al dott.Gabriele Antolini autore delle tesi di
dottorato:
Una metodologia integrata per la valutazione
del rischio da gelata in agricoltura
La tesi di dottorato in agrometeorologia è
stata discussa presso l'Università di Sassari
- facoltà di agraria, nell'anno accademico
2004-2005. Coordinaore prof. Deidda, docente guida
prof. Georgiadis.
La commissione che ha giudicato i lavori presentati
ha espesso la seguente motivazione:
Lavoro di ricerca originale volto alla
valutazione del rischio climatico di gelata ed
alla definizione di una metodologia per quanificare
il danno potenziale da gelate tardive nel Nord
Italia. La commissione ritiene opportuno porre
in evidenza le rilevanti ricadute applicative
della tematica affrontata. |
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